Mutui casa agevolati, grande iniziativa enpam. ora tocca agli studi professionali
«Un’opportunità che aiuta i professionisti e, perseguita fino in fondo, può aiutare lo sviluppo delle professioni medica e odontoiatrica». Pierluigi Delogu, presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri plaude all’iniziativa del consiglio di amministrazione dell’Enpam che ieri ha deciso di stanziare, nel prossimo bilancio preventivo, 100 milioni di euro per i mutui ai medici e agli odontoiatri. La Fondazione concederà mutui a tassi agevolati, in particolare ai giovani professionisti, per l’acquisto della prima casa con un bando in uscita tra qualche mese.
Per il bando occorrerà attendere che il Consiglio nazionale della Fondazione approvi il bilancio di previsione 2015 e un passaggio con i ministeri vigilanti per adeguare i regolamenti vigenti. «Attendo di conoscere i dettagli dell'operazione e i tassi d'interesse, ma potrei dire che AIO è antesignana di questo percorso Enpam. Da quando sono nella Consulta Quota B rappresento per l’Associazione l’istanza di concedere i mutui non ai soli dipendenti della Fondazione ma anche agli iscritti. Ciò ora sta finalmente avvenendo grazie alla lungimirante iniziativa del CdA Enpam, del Presidente Alberto Oliveti e del vice Giampiero Malagnino», dice Raffaele Sodano, segretario nazionale AIO e numero uno della Consulta Enpam Libera Professione dal 2010.
«Ma in prospettiva – aggiunge Sodano – sarà auspicabile pensare a un ulteriore passo avanti e concedere i mutui anche al finanziamento del rinnovo tecnologico e strutturale delle professioni e degli studi professionali. E’ questa la grande scommessa che tutta la professione può vincere. Attendiamo con fiducia, il primo passo è stato fatto».
«Quando associazioni di Odontotecnici insistono sulla creazione di un profilo sanitario accettano in prospettiva commistioni tra competenze tecniche e odontoiatriche, aprendo la strada a forme di abusivismo e prestanomismo. E in tal modo, smentiscono le precedenti dichiarazioni contro i due gravi fenomeni». Pierluigi Delogu, presidente dell’Associazione italiana Odontoiatri, ribadisce il “no” del sindacato a un profilo di Odontotecnico di formazione sanitaria come rivendicato da alcune associazioni di categoria. E lo fa mentre alcune Asl e una regione (la Toscana) aprono alla possibilità che nelle strutture pubbliche le protesi sociali siano fatturate direttamente dall’Odontotecnico agli utenti. «Non sono aperture a beneficio del cittadino – afferma Delogu – perché prefigurano un contatto diretto tra una figura non clinica e un paziente per un atto di natura sanitaria: un contatto che si giustifica solo perché assumere un Dirigente di primo livello Odontoiatra costerebbe più dell’ingaggio di un Odontotecnico. Questa visione, per inciso, azzera le prospettive di Odontoiatri – già in soprannumero – costati 200 mila euro l’uno al sistema universitario».
Delogu ribadisce anche la contrarietà di AIO a una sorta di verifica in bocca per la certificazione da parte dell'Odontotecnico del manufatto scelto ed applicato dall’Odontoiatra al suo paziente. «Tale competenza, per l’Unione Europea, è Odontoiatrica in tutti gli Stati membri. L'indirizzo è sancito dalla direttiva Ue 9342 e ove un paese Ue disallineandosi dagli altri “deregulasse" questi controlli, incidenti sulla qualità della prestazione resa al cittadino, porrebbe i residenti in una situazione di svantaggio rispetto ai residenti degli altri Stati comunitari. Senza contare che in tutta Europa la responsabilità della cura resta comunque attribuita all’Odontoiatra, che paga un’Assicurazione contro i rischi derivanti dall’applicazione di un manufatto sbagliato».
Il leader AIO sottolinea i confini tra le rispettive competenze. «L’odontotecnico è un fabbricante iscritto alla camera di commercio, inserito in un alveo formativo ingegneristico, con competenze tecnico-manuali e di progettazione indispensabili per realizzare manufatti garantiti a norma Ue e per una prestazione odontotecnica inappuntabile. Nel percorso terapeutico ha una chiara collocazione: non può aprire un suo studio o entrare autonomamente a contatto con il paziente, nemmeno per verificare la qualità del lavoro svolto dall’Odontoiatra sul suo manufatto, perché l’applicazione di una protesi è un atto di pertinenza clinica, dell’Odontoiatra. Il fatto che talora l’Odontoiatra chieda all’Odontotecnico una consulenza operativa alla presenza del paziente, non fa del tecnico un sanitario».
«In Europa solo Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Olanda e alcuni cantoni della Svizzera hanno attribuito competenze sanitarie agli Odontotecnici, ma provvedendo a erogare una formazione aggiuntiva quale prerequisito per autorizzare l'operazione in bocca. Si tratta comunque di paesi dove gli odontoiatri sono pochi, vi è un sistema di assistenza odontoiatrica pubblica e formare una figura per tre anni costa meno. Al contrario, Germania, Irlanda, Svezia hanno istituito pregevoli corsi universitari con elementi di Anatomia e Fisiologia, da considerare non porte aperte a un'attività sanitaria ma puntelli di una formazione sempre più votata a lanciare sul mercato professionisti competitivi. In Italia sarà bene non creare nuove professioni – conclude Delogu – bensì amplificare le potenzialità ingegneristiche del profilo».
L’arretramento della Regione Lazio sulla questione dei requisiti autorizzativi delle strutture odontoiatriche –tale è il documento di chiarimenti sugli studi professionali – è una vittoria della nostra associazione sulla burocrazia: Niente più ostacoli assurdi sul verso di apertura della porta, sugli adempimenti architettonici, sui vincoli urbanistici, sui rapporti di collaborazione tra i colleghi.
La regione Lazio non ha però avuto il coraggio di semplificare una legge iniqua, promulgata in un periodo in cui a torto si riteneva sarebbero dovute crescere le sinergie tra strutture private e servizio sanitario nazionale, e in tale prospettiva acriticamente non ci si opponeva a misure incongrue ed eccessive.
In questi anni figli degli errori di allora, di un federalismo che ha lasciato libere le regioni di legiferare senza a volte sapere, AIO nazionale – ma AIO Lazio in particolare – hanno combattuto e vinto una lotta impari per far capire alla controparte che l’odontoiatria non è tenuta a soddisfare i requisiti che attengono a strutture complesse che svolgono pratiche invasive.
Ma la vittoria AIO è anche quella del buon senso. Il nostro sindacato – unico – ha saputo in questi anni lucidamente interpretare dove sta andando l’assistenza sanitaria. Come dimostra l’apertura ai fondi integrativi nel Documento sulla sostenibilità del Ssn, in un paese sempre più in crisi l’offerta pubblica tende a restringersi e quella privata a crescere. Purtroppo gli orpelli burocratici che sovraintendono le strutture bloccano o rallentano le piccole realtà, a vantaggio di quelle grandi, con maggiore solidità finanziaria
Ricordiamo per inciso che, in nome di un’apertura (pure in parte opinabile) alle leggi e ai meccanismi della concorrenza, il decreto legge 90 sulle semplificazioni abolisce un onere annoso che condizionava l’apertura degli studi: l’autorizzazione della regione ad aprire un’attività solo quando il territorio ne avesse bisogno.
Sarà preoccupazione di AIO nazionale proteggere queste vittorie nel Lazio come nei territori delle altre regioni, dove l’insipienza di singoli e l’acquiescenza di tanti sono sempre dietro l’angolo.
Sarà cura di tutti noi restare sempre sindacato.
Il Presidente AIO Lazio – Simona Marcucci
Il Presidente AIO Nazionale – Pierluigi Delogu
«Rafforzare gli screening di prevenzione orale e gli incontri di educazione sanitaria tra i bambini è la prima arma per arginare il ritorno della carie. Medico di famiglia e pediatra sono fondamentali nell’indirizzare i genitori e nel parlare al bambino ma le regole specifiche per applicare il pacchetto educativo siamo noi odontoiatri in grado di adattarle alle varie fasce d’età; non a caso il Gruppo tecnico per l'Odontoiatria del Ministero della Salute sta elaborando un piano informativo di prevenzione orale nelle scuole». Con questo messaggio il Presidente dell’Associazione Odontoiatri AIO Pierluigi Delogu commenta i dati del congresso della Società di Odontoiatria infantile SIOI, secondo cui un bambino italiano su sei si ammala di più di carie, per colpa sia della crisi, che porta meno dal dentista, sia degli zuccheri nascosti nei cibi. I dati portati da SIOI – il 50% dei dodicenni e ben l’80 dei venticinquenni, ha o ha avuto almeno un dente cariato – confermano i trend rilevati sugli alunni delle scuole elementari di Sassari visitati su iniziativa dell’Ordine dei Medici e della Commissione Albo Odontoiatri provinciale guidata dallo stesso Delogu. Quest’ultimo ricorda: «Dal 1985 al 2005 in Italia l’incidenza dei carie s’è abbattuta da un DMFT (somma di denti mancanti, cariati e otturati) di 4,9 a 2,1. Oggi il DMFT degli italiani si sta rialzando. Cao Sassari ha fatto un paragone statistico tra il triennio 2005-2007 e il 2009-2011, rilevando nell'ultimo triennio un’incidenza di carie triplicata –contando anche gli anziani oltre i 65 anni- con buchi cariogeni fino a tre volte più profondi e tasche parodontali riscontrate fino a cinque volte più ampie. Per 20 anni, fino al 2005, il sistema delle cure dentali è stato in mano agli studi monoprofessionali; oggi dilaga il low cost ma le formule “gridate” evidentemente non producono scelte convinte. Se dal dentista i genitori non ci vanno più perché temono di non poter pagare le cure, non ci vanno nemmeno i figli».
«I bambini a scuola –continua Delogu – potrebbero essere più protetti dai controlli, dalla prevenzione e da regole di educazione alla salute orale, che non escludo qualche genitore stia trascurando. Gli odontoiatri AIO sono a disposizione per queste iniziative. Ricordo come nel 2013 abbiamo promosso l’esenzione dei figli di famiglie a basso reddito dalle prestazioni di prevenzione e oggi chiediamo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin una giornata nazionale della salute orale ogni 20 marzo per dare impulso a tutte le possibili iniziative di educazione sanitaria a scuola».
Il mondo dell’odontoiatria chiede all’Italia un passo avanti in tema di maltrattamenti ai minori, come lo hanno fatto Usa e paesi scandinavi che si sono dotati di registri per censire i traumi dentari. Al congresso della Società Italiana di Traumatologia Dentale organizzato a Cagliari al T-Hotel con l’Associazione Italiana Odontoiatri i presidenti delle due associazioni, Enrico Spinas per SITD e Pierluigi Delogu per AIO hanno presentato richiesta ufficiale al Governo di istituire un Registro nazionale dei traumi dentari. La richiesta, oggetto di una lettera al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per un incontro con AIO e SITD mirato a istituzionalizzare una Giornata Nazionale della Promozione della Salute Orale da celebrare il 20 marzo di ogni anno, è stata avanzata alla presenza del presidente del Collegio dei docenti Antonella Polimeni; quest’ultima ha presentato le linee guida sui traumi de Ministero, inquadrandole nel più ampio campo delle linee guida sulla prevenzione varate nel 2012, e sottolineando come i traumi dentali possano essere spia di maltrattamenti su minori o di negligenza nei loro confronti.
Il mondo dell’Odontoiatria dunque è unito nel rappresentare le istanze dei minori appartenenti a tutte le fasce sociali. Ma il congresso era in primo luogo un evento di aggiornamento Ecm, e in tale veste ha registrato oltre quattrocento presenze in due giorni di relazioni (più di 200 partecipanti al giorno). Tra i principali interventi, spicca quello di Damaso Caprioglio, decano e socio fondatore SITD, autore di un excursus storico della società di Traumatologia in Italia e in Europa, e la Lectio Magistralis di Nicola Perrini, presidente della prestigiosa associazione Amici di Brugg.
Le Raccomandazioni cliniche in Odontostomatologia sono state predisposte da esperti delle numerose discipline praticate nell’ambito della professione odontoiatrica e validate da un Gruppo tecnico di lavoro coordinato dal Ministero della salute e rappresentativo delle principali realtà istituzionali, scientifiche e associative del settore del quale Associazione Italiana Odontoiatri faceva parte con Commissione Albo Odontoiatri Fnomceo, Coordinamento Associazioni Odontostomatologiche Italiane – Cic, nonché Sumai (Sindacato specialisti ambulatoriali Asl) e Andi. Le raccomandazioni sono indicazioni di buona pratica clinica che spaziano dall’Odontoiatria pediatrica alle “classiche” – Endodonzia, Parodontologia, Implantologia, Odontoiatria protesica – a Gnatologia, Medicina orale, Riabilitazione post-oncologica. Ogni raccomandazione abbraccia i tempi, le cadenze, i modi delle visite e poi la parte tecnica, scomponendo la prestazione odontoiatrica in passaggi essenziali e codificati: diagnosi, informazione, esecuzione delle terapie, e, prima ancora, promozione di misure di prevenzione primaria e secondaria (volte a evitare recidive o nuove situazioni di malattia).
«Per il Ministero della Salute come per AIO questa codifica è indispensabile a garantire quelle cure di qualità e sicure che sempre più devono rappresentare l’obiettivo principale delle azioni tanto del sistema sanitario quanto del professionista», afferma Pierluigi Delogu, presidente AIO e membro del Gruppo di lavoro ministeriale. «Oggi le raccomandazioni sono sul sito dell’Associazione come patrimonio tanto di tutta la professione quanto degli iscritti, che hanno a disposizione suggerimenti importanti e strutturati in modo chiaro e coinvolgente». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nell’introduzione ai lavori, spiega che per ogni tema “tecnico”, le raccomandazioni intendono fornire indicazioni chiare e basate su dati scientifici contemperando due necessità in apparenza divergenti: da una parte ridurre l’eterogeneità dell’offerta di prestazioni, dall’altra realizzare percorsi di cura personalizzabili. Tutto, nella generale prospettiva di estendere e concretizzare misure di tutela della salute.
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Luigi Bradascio, odontoiatra presidente della IV Commissione del consiglio regionale lucano, a margine delle Giornate Lucane di Odontoiatria in corso a Maratea, che hanno AIO e Cao Potenza tra gli organizzatori, ha invitato il sottosegretario alla salute Vito De Filippo a farsi promotore di una proposta di legge per istituire un fondo nazionale da destinare, in un momento di grossa crisi, alla popolazione meno abbiente che, previa presentazione della fattura del professionista, otterrebbe il rimborso dei costi. La proposta è in parte in linea con le indicazioni offerte un anno fa dal presidente nazionale AIO Pierluigi Delogu al ministro della Salute Beatrice Lorenzin secondo cui il Sistema Sanitario Nazionale potrebbe fare da pioniere dei nuovi fondi integrativi “doc” per garantire la prevenzione odontoiatrica alle fasce deboli. Ed è in linea con il concetto AIO di Fondi integrativi: non limitare la prestazione odontoiatrica nell’ambito di una tariffa calmierata ma dare dei margini di libertà tanto all’odontoiatra nel comporre la prestazione quanto al paziente nello scegliere la cura. Nell’invito di Bradascio si parla di un Fondo che copra le cure odontoiatriche a una fetta di popolazione oggi esclusa, ottenendo un risparmio in termini di eventuali future riabilitazioni più onerose ed invasive, oltre che combattere l’evasione fiscale e l’abusivismo. Con Luca Braia (e Maurizio Capuano presidente Cao Potenza e Tesoriere AIO lucano), Luigi Bradascio è uno degli artefici della proposta di legge che istituisce in Basilicata nelle due aziende sanitarie di Potenza e Matera la possibilità di curare patologie odontoiatriche in anestesia generale in pazienti non collaboranti affetti da disabilità psicofisica.
L’Associazione Italiana Odontoiatri chiede al Ministero della Salute una chiara posizione che, nel rispetto della legge e nell'interesse primario della salute dei cittadini, metta un punto fermo sulla questione che riguarda la possibilità o meno di aprire uno studio autonomo da parte degli Igienisti dentali.
“La posizione dell’AIO è molto decisa. Pur considerando il ruolo dell'igienista fondamentale per migliorare la qualità del servizio in odontoiatria, siamo assolutamente contrari all’idea che gli Igienisti dentali possano svolgere la loro attività fuori dagli Studi Odontoiatrici”, afferma Delogu. “Se vogliamo garantire la sicurezza del paziente e la qualità delle cure erogate, l’Igienista dentale deve operare in strettissima interazione con l’Odontoiatra, condizione che si può verificare solo quando Odontoiatra e Igienista lavorano all’interno della stessa struttura sanitaria. La maggior parte delle indicazioni che l’odontoiatra dà all’igienista in merito alle terapie da eseguire –scrive Delogu al Ministro – presuppone necessariamente la contestualità o quantomeno la prossimità logistica e temporale dei due professionisti”.
Del resto quanto affermato da Delogu, è espresso chiaramente nel decreto ministeriale 137 del 15 marzo 1999 istitutivo del profilo, dove si legge che l’Igienista svolge sempre “la sua attività professionale su indicazione degli odontoiatri o dei medici chirurghi legittimati all’esercizio dell’odontoiatria”, come peraltro evidenziato anche nel parere reso dall’, consulente legale di AIO, che da diversi anni si occupa di problematiche legate al settore sanitario.
Secondo l’Associazione Italiana Odontoiatri, consentire all’Igienista di operare in un proprio studio, oltre che creare disguidi ai pazienti che sarebbero costretti a muoversi tra due studi, quello dell’odontoiatra e quello dell’igienista, vorrebbe dire creare situazioni di potenziale pericolo per il paziente.
Come potrebbe operare l’Igienista dentale in un proprio studio autonomamente su pazienti affetti da patologie sistemiche importanti quali cardiopatie, diabete, coagulopatie, patologie dismetaboliche, ecc. ecc. senza le competenze necessarie?
Come potrebbe operare l’Igienista dentale in modo autonomo in soggetti con grosse riabilitazioni implanto-protesiche o forti problemi parodontali senza i necessari strumenti diagnostici di esclusiva competenza odontoiatrica quali gli apparecchi radiologici?
Per esprimere con forza la posizione dei Dentisti italiani, il Presidente AIO Pierluigi Delogu ha scritto al Ministro On. Beatrice Lorenzin e al Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, a seguito della nota del 18 novembre 2013 del Direttore Generale del Ministero Giovanni Leonardi che apre alla possibilità per l’Igienista dentale di poter svolgere l’attività professionale in un proprio studio autonomo anche in assenza dell’Odontoiatra. Il suddetto parere è peraltro verosilmente destinato ad incidere anche sul contenzioso in essere, su cui a breve si attende la decisione del Tar, adito da un igienista, cui è stata negata l’apertura all’apertura di un proprio studio.
Nota Ministeriale 18/11/2013
http://www.aio.it/public/uploads/2014/04/1396814658_nota_18:11:13.pdf
Decreto Ministeriale 137 del 15 marzo 1999
http://www.aio.it/public/uploads/2014/04/1396815422_DM_137_1999.pdf
Profilo fisioterapista
http://www.aio.it/public/uploads/2014/04/1396814782_Profilo_Fisioterapista.pdf
Parere avvocato Maria Maddalena Giungato
http://www.aio.it/public/uploads/2014/04/1396813036_Igienisti_Parere_Avv._Giungato.pdf
Associazione Italiana Odontoiatri a gennaio l’aveva preannunciato: sul numero programmato a medicina ed odontoiatria era ora di cambiare registro, aveva spiegato il segretario Raffaele Sodano a Odontoiatria 33. Detto, fatto. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha annunciato una proposta entro luglio per abolire il test d’ingresso ai corsi di laurea. Il futuro modello d’accesso italiano dovrebbe essere simile a quello francese, ma Federazione degli ordini ed Università frenano: far entrare anche se solo per un anno, 80 mila candidati nelle Facoltà mediche potrebbe mettere in crisi la qualità di insegnamenti e servizi delle università, e forse i docenti non se la sentono di “tagliare” uno studente al termine di un anno di sforzi.
«AIO non individua risposte immediate– spiega il presidente Pierluigi Delogu – ma sa che è il momento di intraprendere un percorso virtuoso. Il modello italiano attuale presenta criticità sia nel test d’ingresso, sia nel percorso formativo, sia nella fase di abilitazione dei laureati.
Il test – «I quiz della selezione secondo AIO non premiano le qualità vocazionali dello studente, qualità che in questo caso sono una componente importante del “merito”», dice Delogu. «Al di là dei ricorsi per i pasticci in questa o quella sede, che invalidano i test e consentono di entrare puntualmente ad altre migliaia di allievi, alla fine il numero programmato viene aggirato da percorsi formativi alternativi all’estero: anche ipotizzassimo di bloccare per un anno le lauree in Italia avremmo potenzialmente ogni anno all’esame di abilitazione 1200 giovani laureati in odontoiatria di ritorno dall’estero. Questo, ricordo, in un paese dove già il rapporto è di un odontoiatra ogni mille abitanti contro il valore ideale individuato dall’Organizzazione mondiale della Sanità di un professionista ogni 2000 abitanti».
Il percorso formativo – «Trentasei corsi di laurea con pochi iscritti ciascuno si espongono a situazioni di eterogeneietà: al di là della qualità del corpo docente (è improbabile avere 36 eccellenze) AIO si interroga sulla capacità di sviluppare le potenzialità degli studenti. E rileva che nell’essere dentista oggi rientra anche la capacità di comunicare, di aprire uno studio, di gestire i rapporti con pazienti e collaboratori, di conciliare costi ed etica, cose che in alcuni paesi s’imparano in cinque anni ma che da noi non rientrano nei piani di studi di sei anni».
L’accesso alla professione – «Serve un esame di stato più selettivo: non necessariamente questo esame deve bloccare per sempre un’aspirazione, ma dobbiamo immettere nel Sistema Italia professionisti valutati sulle competenze necessarie a svolgere la professione odontoiatrica in questo paese, a partire dalla lingua».
Delogu chiede un incontro con il presidente uscente del collegio dei docenti Antonella Polimeni e con il presidente entrante Enrico Gherlone per dibattere sui possibili percorsi. «Urge uscire dall’angolo prima della scadenza posta da Giannini: il provvedimento potrebbe avere applicazione immediata. La nostra associazione già ora offre la massima disponibilità a sostenere proposte condivise con gli Atenei italiani».
Istituire una Giornata Nazionale per la Promozione della Salute Orale da tenere ogni 20 marzo; creare un Registro nazionale dei Traumi dentali per censire i casi di maltrattamento ai minori; lavorare con il Ministero della Salute a un piano di tutela delle fasce deboli: sono le tre proposte di Associazione Italiana Odontoiatri al Ministero della Salute. Le ha inoltrate il Presidente AIO Pierluigi Delogu in una lettera al Ministro Beatrice Lorenzin propedeutica a un incontro che avrà tre obiettivi: il primo è calendarizzare appuntamenti di prevenzione ed iniziative congiunte Associazioni odontoiatriche, Ordini, Associazioni di pazienti e Ministero della Salute che facciano riferimento alla Giornata Internazionale (World Oral Health Day) in cui la professione promuove la prevenzione dentale ai cittadini; il secondo obiettivo è promuovere linee guida che AIO ha abbozzato insieme alla Società Italiana di Traumatologia Dentaria per studiare un approccio anche psicologico al problema dei maltrattamenti in cui si prevedano un iter sicuro per non incorrere in errori di diagnosi ed eventuali forme di tutela al minore.
Associazione Italiana Odontoiatri non è del tutto soddisfatta del nuovo codice deontologico. «Da una parte diamo l’ok alle norme contro abusivismo e prestanomismo e all’ipotesi di vincolare l’Ordine a segnalare i prestanome alle autorità competenti. Dall’altra all’articolo 69 si continua a prevedere un medico come direttore sanitario e a non considerare le devastanti tendenze dell’odontoiatria attuale», afferma il presidente nazionale AIO Pierluigi Delogu, a Torino insieme agli altri presidenti di Commissione Albo per gli ultimi ritocchi al documento deontologico (Delogu è presidente CAO Sassari).
«Osserviamo che, mentre in certi contesti si inseguono gli ultimi sviluppi delle leggi, sui direttori sanitari delle strutture sembra di essere all’anno zero. In particolare, il codice non specifica che nelle strutture che erogano prestazioni odontoiatriche il responsabile sanitario debba essere un odontoiatra. Si dice che questa figura debba garantire il possesso di titoli idonei ma non si danno contenuti a questi titoli», dice il vicepresidente AIO Fausto Fiorile, presidente CAO Trento, pur aggiungendo che «correttamente il Comitato Centrale ha chiamato a collaborare i consigli provinciali di medici e odontoiatri per l’ultima stesura».
Altra obiezione, sul metodo e non sul merito del problema, riguarda l’obbligo previsto per legge per medico e dentista di stipulare idonea copertura assicurativa per responsabilità civile verso terzi. «Il metodo di Fnomceo che in parte non condividiamo è quello di seguire tutte le leggi che escono, anche quelle non realizzate. Prevedere l’obbligo di assicurarsi quando la legge non è ancora regolamentata e non impone alle compagnie di coprire la responsabilità civile di tutti i professionisti significa essere più realisti del re», dice Delogu. E aggiunge: «Poco c’entra con la deontologia presentare un certificato assicurativo. Ricordo che nella Storia qualche volta gli stati hanno emanato leggi sbagliate».
Dalla prevenzione primaria allo screening di lesioni, dal trattamento delle infiammazioni alla gestione dei tumori, l’odontoiatra è centrale nelle cure del cavo orale; ma il Servizio sanitario nazionale ha pochi dentisti dipendenti e convenzionati e copre una gamma limitatissima di prestazioni odontoiatriche: come garantire allora alla bocca degli italiani gli stessi diritti delle altre parti del corpo? E’ il tema al centro delle Giornate Lucane di Odontoiatria, in programma venerdì 13 e sabato 14 giugno nella splendida cornice di Maratea (Potenza), Hotel Club San Diego, di fronte al golfo di Policastro.
Associazione Italiana Odontoiatri rilancia sul registro nazionale delle lesioni traumatiche e produce con la società italiana di Traumatologia dentaria un documento d’intenti dove si propone al Ministero della salute un’indagine sull’incidenza dei traumi dentali in Italia per età, genere e tipologia.
La proposta nasce sulla scia dell’approvazione a fine 2012 delle linee guida ministeriali sulla prevenzione dei traumi dentali, la cui conoscenza consente all’odontoiatra di scoprire aspetti legati a eventuali maltrattamenti, in particolare sui minori, e di attuare misure di prevenzione del problema per diminuirne l’incidenza anche nelle attività scolastiche e sportive, oltre che in quelle domestiche.
Il registro National child abuse and neglect data system del Ministero della salute Usa rivela un’incidenza di traumi dentali in 4-6 casi ogni 1000 ab. (686.000 casi nel 2012). In Italia non abbiamo dati di questo tipo se non uno inattendibile dell’ospedale di Sassari ove nel 2012 si sono registrati 230 casi di donne medicate per percosse del marito che hanno sporto denuncia al posto di polizia; ci si aspetterebbe un numero comparabile di minori, ma sempre nel 2012, in ps con i genitori, se n’è presentato solo uno quando in base ai dati Usa e norvegesi il numero proporzionato dovrebbe essere circa 80.
Sottovalutazione? Inadeguatezza istituzionale e professionale? AIO sente la necessità di portare all’attenzione pubblica la problematica per diversi aspetti sociali (informazione e prevenzione nelle scuole e società sportive) e tutela dei minori che essa coinvolge. Per tale motivo il presidente Aio Pierluigi Delogu ha firmato con Enrico Spinas presidente della società italiana di Traumatologia dentaria una proposta istituzionale affinché dal Ministero arrivino “normate procedure volte a indagare la portata epidemiologica degli eventi traumatici a livello nazionale secondo i gruppi di età e di tipologia”. AIO e SITD verificheranno la fattibilità del progetto riferendosi alle risultanze del gruppo di lavoro del Ministero della Salute che ha prodotto le recenti linee guida sui traumi ma già ora aprono al “coinvolgimento del maggior numero di operatori sia per la parte pubblica che libero professionale” e di “tutte le associazioni che a vario titolo vorranno condividere il progetto”.
L'approvazione in Senato del disegno di legge 471 sull'abusivismo rappresenta, finalmente, il riconoscimento della gravità del fenomeno dell'abusivismo come rischio diretto per la salvaguardia della salute dei pazienti. E' tanto più importante in quanto si rivolge direttamente agli ambiti professionali protetti, quelli dove il rapporto con l'utenza va preservato prioritariamente.
Come presidente di Associazione Italiana Odontoiatri non posso che rimarcare come negli anni la posizione di tutto il sindacato e dei miei predecessori sul tema abusivismo sia stata determinata e decisa, abbiamo sempre puntato l'indice contro abusivismi e prestanomismo, senza mai deflettere.
Adesso però arriva il momento di guardare oltre e AIO lancia un dibattito: altre forme di abusivismo sono presenti secondo noi, questo è solo un primo passo per andare a regolamentare il settore della sanità odontoiatrica che – ad esempio – attraverso varie forme societarie viene ad erogare prestazioni talora dietro il controllo di figure non mediche né odontoiatriche.
L'approvazione definitiva del disegno di legge alla camera, che auspichiamo imminente e fedele al testo licenziato in senato, ci darà l'occasione per tirare fuori altre forme di regolamentazione su materie che oggi lasciano dubbi interpretativi e spianano la strada a forme di assistenza gestite da figure non professionalmente titolate.
Un registro per censire i traumi infantili e scoprire la vera frequenza dei maltrattamenti ai minori in Italia: lo potrebbero tenere i dentisti, in grado già ora rivestire un ruolo chiave nello scoprire casi di prevaricazioni fisiche in famiglia. La proposta viene da Pierluigi Delogu presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri.
In qualità di presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri, e a nome degli 8 mila iscritti del nostro sindacato, mi congratulo con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per la riconferma, che in quanto professionisti della sanità ci rassicura per tre motivi. Primo osserviamo come a Lorenzin stia a cuore una visione lungimirante della prevenzione, attenta alle fasce deboli, in merito alla cui tutela AIO ha iniziato a intavolare un discorso con il Ministro già da un anno. In secondo luogo, apprezziamo il lavoro svolto dal ministro a tutela del servizio sanitario nazionale in occasione del dibattito sull’ultima legge di stabilità: se si deve dare forza alla prevenzione non si può indebolire il finanziamento al territorio che a sua volta è premessa per potenziare la collaborazione tra professionisti della salute convenzionati e la rete di professionisti privati che coprono il fabbisogno di cure odontoiatriche dei pazienti. In terzo luogo, il fatto stesso che sia stato confermato il Ministero della Salute suona conferma del buon lavoro svolto dal Ministro come garante dei livelli essenziali di assistenza in un’Italia che ha sofferto la crisi in modo durissimo ma ha comprensibilmente dovuto affrontarla … a tante velocità, tante quante le regioni.
Associazione Italiana Odontoiatri chiede ora un incontro in tempi brevi al Ministro per valutare la realizzabilità di progetti di prevenzione a breve e medio periodo che pur preservando il modello di studio dentistico italiano – l’unico in grado di contemperare qualità e vantaggi di un rapporto fiduciario duraturo – accresca le possibilità di accesso. Non deve mai più succedere che una persona con un ascesso dentale grave non pensi al dentista sotto casa come a un’opzione di cura “naturale”, immaginando di non poterselo permettere. Noi siamo pronti come sempre a fare la nostra parte a cominciare dal 20 marzo prossimo, World Oral Health Day. E auspichiamo un Ministero forte al fianco delle nostre iniziative.
Pierluigi Delogu
Presidente Associazione Italiana Odo
L´università privata Fernando Pessoa non avrà una filiale in Italia, o almeno per il momento.
Il Tar del Lazio ha, infatti, respinto il ricorso presentato dall´ateneo portoghese con sede a Oporto contro la revoca dell´autorizzazione a istituire una “filiale” a Zagarolo firmata dal ministro dell´Istruzione, Francesco Profumo (in allegato trovate il testo della sentenza in pdf). La vittoria ottenuta dal tribunale amministrativo del Lazio è importante anche per il futuro nell´ipotesi che altri atenei, soprattutto stranieri,vogliano aprire nuove sedi in territorio italiano. All´università lusitana rimane, però, la possibilità di fare ricorso al Consiglio di Stato.
Proprio quest´eventualità preoccupa il presidente dell´Aio Lazio, il dottor Giovanni Migliano,secondo il quale: “In Italia ci sono trenta corsi di laurea in Odontoiatria che coprono perfettamente il fabbisogno del nostro Paese. Solo a Roma ci sono più di seimila iscritti all´Albo, senza contare i dentisti `in trasferta´ e gli odontotecnici abusivi che offrono prestazioni low-cost”. Saranno proprio questi ultimi a trarre i maggiori benefici dall´ipotetica presenza dell´ateneo di Oporto in Italia: “Quelli che usciranno dalla Pessoa non saranno odontoiatri per merito, ma per soldi perché riescono a pagare il proprio titolo di studi. Gli abusivi riusciranno finalmente a laurearsi”.
Anche Dimitri Boatta ha commentato la sentenza del Tar. Ilvicepresidente del Soids, che rappresenta gli studenti di Odontoiatria e di Igiene Dentale dell´università La Sapienza di Roma, si è detto molto soddisfatto della revoca e ha aggiunto: “Pensiamo al ricorso e allebattaglie future. Noi studenti teniamo alta la guardia, adesso dobbiamo unirci contro le università europee e i laureati all´estero che tornano in Italia e sono automaticamente abilitati alla professione (tema già affrontato dal presidente Delogu durante il congresso dei Docenti di Torino, ndr). Ci tengo a precisare che la rivolta contro la Pessoa è partita da noi studenti della Sapienza, poi si sono uniti l´Aiso e gli atenei privati. Non siamo contro le università private, ma lottiamo contro quelle che non seguono il percorso legittimo”.
ALLEGATO: Ordinanza
“La formazione e la professione odontoiatrica in Europa” è stato il tema di una tavola rotonda nella giornata conclusiva del 19° congresso nazionale dei Collegio dei Docenti di Odontoiatria che si è svolto a Torino dal 12 al 14 aprile 2012. Oltre al presidente dell´Aio, Pierluigi Delogu, all´incontro hanno preso parte: il presidente della Cao, fresco di riconferma, Giuseppe Renzo, il presidente del Collegio dei Docenti, professoressa Antonella Polimeni, il professor Marco Ferrari, presidente della Conferenza dei Presidenti dei Corsi di laurea in Odontoiatria, il presidente del Cic Francesco Scarparo, Bartolomeo Griffa, responsabile gruppo Esteri dell´Andi e Corrado Paganelli, tesoriere del Cedco. A coordinare i vari relatori il professor Enrico Gherlone, referente per l´odontoiatria presso il ministero del Welfare e presidente eletto del Collegio dei Docenti.
La parola che ha accomunato i vari interventi è stata sinergia, lavorare in cooperazione fra associazioni di categoria, Cao e le società scientifiche per la crescita della professione odontoiatrica. Grazie a questa cooperazione si può anche perseguire al meglio lo scopo ultimo dell´odontoiatria: la cura del paziente.
Parlando di sinergia, una grossa mano può venire dal core-curriculum, una delle novità più importanti approvata durante il 19° collegio dei docenti. Grazie a una formazione più simile nei vari atenei italiani, che porti tutti gli studenti italiani ad avere una formazione uniforme e con dei parametri di qualità. Con l´azione unitaria di tutte le rappresentanze odontoiatriche e attraverso una chiara definizione delle regole formative casi come quello dell´università Pessoa non potranno più succedere.
Gli atenei italiani e quelli stranieri sono stati oggetto dell´intervento del presidente Delogu: secondo i dati riportati nella relazione, si assiste a un numero costante in Italia di iscritti in Odontoiatria a fare da contraltare gli immatricolati delle università di Spagna e Romania, rispettivamente prima e seconda per numero di studenti all´anno: 2900 e 1500. Per molti dei relatori della tavola rotonda chi sceglie di studiare all´estero non va trattato come un laureato di serie B, soprattutto se ha studiato in corso di laurea abilitante, come quelli offerte dalle 17 università spagnole. Per il presidente dell´Aio, un altro dato preoccupa di più: in Italia ci sono solo 1027 abitanti per dentista, un numero che non può che fare riflettere. Inoltre l´Italia presenta il più alto numero di corsi di laurea tra tutti i paesi europei facendo distribuire le risorse sia umane che economiche, a disposizione per la formazione degli Odontoiatri, su un numero maggiore di sedi. Un altro aspetto su cui bisogna porre l´attenzione è il numero delle specialità odontoiatriche: sono solo quattro nel nostro Paese e quindi diventa davvero difficile per un giovane orientarsi nella scelta della formazione post-laurea. Per esempio in Gran Bretagna, dove il numero dei dentisti è molto più basso rispetto a quello italiano, le specialità sono ben otto, questo numero secondo il presidente Delogu “permette di avere un indirizzo ben preciso” e soprattutto avere una coscienza professionale ben definita una volta conclusi gli studi.
Al centro della tavola rotonda anche il discusso esame di abilitazione, secondo la maggior parte dei relatori va modificato, ma non eliminato. A doverlo sostenere dovrebbero essere anche chi sceglie di studiare all´estero, secondo il professor Ferrari: “Chi studia in Romania e non supera l´esame di abilitazione dovrebbe fare un anno integrativo alla fine del corso di laurea”, questo discorso non vale ovviamente per i corsi di laurea abilitanti. Con la realtà attuale – il numero sempre in aumento di italiani che scelgono di andare all´estero per finire gli studi – quello della certificazione della formazione diventa un passo obbligato e in tal senso l´esistenza di un core-curriculum può solo aiutare i nostri atenei per combattere, quella che il presidente del Cao Giuseppe Renzo ha definito “il commercio della formazione”, che inevitabilmente sfocia in un “commercio della professione” ai danni, soprattutto, del paziente.
Chiara Laganà
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