Fondatore e Presidente AIO dal 2011 al 2016, membro del Council of European Dentists a Bruxelles, istruttore dei corsi di odontoiatria a Tucson, a lungo professore a contratto di ortognatodonzia: Pierluigi Delogu è uno dei protagonisti dell’odontoiatria italiana. Si è cimentato con entusiasmo nella nuova avventura, l’ideazione di una lista con rappresentanti Medici ed Odontoiatri per coprire la fenomenologia della libera professione in Enpam e della quota B. Nasce anche grazie a lui la lista per una Libera professione sostenibile candidata alle elezioni del 17 maggio prossimo.

Dottor Delogu, come ha deciso di interessarsi attivamente alle tematiche previdenziali?
«Nella mia attività istituzionale di presidente provinciale CAO e come segretario generale e poi Presidente AIO, ho sempre seguito con attenzione l’attività e l’evoluzione del nostro Ente di previdenza, addirittura ancor prima dell’inserimento dei laureati in Odontoiatria nel fondo della libera professione. Mi ricordo un incontro, con la dirigenza del tempo, nella sede Enpam di via Torino, nei primi anni novanta, io e l’allora presidente AIO Paolo Lesca eravamo là a  richiedere una cosa che era un nostro diritto, ma che fino al 1995 ci è stato negato: versare i contributi per la nostra pensione nell’ente che accoglie tutti i medici!»

Quali sono a Suo avviso i problemi della libera professione?
«Vive una trasformazione sostanziale; da attività individuale e quasi artigianale si è passati in poco tempo a gestire delle attività imprenditoriali che richiedono un impegno organizzativo importante e un rigore nell’osservare gli aspetti economici. Ciò spesso impone scelte radicali come l’utilizzo di nuovi sistemi– le società tra professionisti, ad esempio– per rendere più efficace il lavoro svolto. Inoltre le richieste da parte dell’Apparato Burocratico Statale (ABS, elefante obeso che sta fermo in attesa che qualcuno lo foraggi) sono ogni giorno più impegnative e a volte complesse tanto da indurre in molti la voglia di chiudere la propria attività e bloccano, nei più giovani, lo spirito di iniziativa per intraprendere in proprio il mestiere. L’Enpam dovrebbe fungere da facilitatore dei problemi professionali con sistemi di assistenza per garantire la sua stessa sopravvivenza e sostenibilità, determinata dalla garanzia di un ricambio nei contribuenti attivi e perciò dei liberi professionisti.

Quali sono gli interventi da attuare sull’Enpam e in quale dei nove punti della campagna si riconosce di più?
«Credo vi sia necessità di confronti e proposte più dinamici e attuali, un sistema dove i flussi siano bidirezionali e consentano una sinergia reale tra la base dei contribuenti e la governance dell’Ente.
Ritengo tutti i punti del programma fondamentali per il futuro ma voglio citare quello che fa riferimento all’emergenza Covid-19. Occorrono più dinamicità nell’affrontare tali situazioni ed un sistema di previsione di tali eventi già ben codificato ed organizzato con automatismi svincolati dai sistemi burocratici, in modo da dare risposte immediate e congrue (non elemosine!)ai colleghi e far valere la nostra  (tanto pubblicizzata) potenza patrimoniale potendone utilizzare una parte cospicua, che invece oggi possiamo solo tenere in una vetrina da esposizione! Da questa esperienza si deve cogliere lo spunto per aprire un confronto con i Ministeri competenti e chiedere con forza questa autonomia».

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