Sindacato

26/06/2007

La cronaca sintetica dell'assemblea di Roma del 16 giugno 2007

LA CRONACA SINTETICA DELL’ASSEMBLEA DI ROMA - 16 GIUGNO 2007


Per l’importanza dei problemi in gioco abbiamo voluto dedicare questo articolo esclusivamente a questo tema. Leggetela con attenzione. Nella prima parte abbiamo riassunto in estrema sintesi gli interventi più importanti dell’Assemblea di sabato scorso a Roma insieme alla posizione di SNO-CNA e di ERO che, ovviamente, non erano presenti in assemblea ma che abbiamo qui inserito per offrire un quadro più completo di informazione sulle parti. Seguono i resoconti dei colleghi presenti a Roma ed un profilo del percorso formativo dell’odontotecnico riconosciuto dalla U.E.



Le posizioni delle parti sono ormai chiare e se il nostro riassunto è per forza di cose sintetico invitiamo i colleghi a leggere le relazioni dei nostri delegati e i documenti ufficiali che riportiamo in allegato per tutti, perché quei testi aiutano non solo a comprendere meglio i termini del problema ma a capire chi ha difeso la nostra professione e chi No. Aio Veneto ha inviato all’Assemblea di Roma, che qualcuno ha chiamato “gli stati generali dell’odontoiatria”, due delegati: il presidente dott. Claudio Modena e la dott.ssa Elena Bertuzzo. I loro resoconti ci hanno aiutato a comprendere anche il clima presente in sala almeno nella seconda giornata di assemblea, quella aperta alle rappresentanze sindacali. Dalla cronaca riferita dai nostri delegati e dal contributo di altri colleghi presenti a Roma abbiamo riassunto le posizioni delle parti più importanti.


IL RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO DOTT. GIOVANNI LEONARDI: direttore generale per le Risorse umane e Professioni sanitarie


Non ha nascosto la volontà e la determinazione del governo di portare a compimento in tempi brevi un progetto che di fatto è blindato. Le due professioni dovranno coesistere perché in qualche modo già coesistono.


IL PRESIDENTE DELLA FNOMCeO: DOTT. AMEDEO BIANCO


Manifesta dubbi sul reale fabbisogno di questa nuova figura e il rischio di sovrapposizione di figure professionali.


IL PRESIDENTE NAZIONALE C.A.O. : DOTT. GIUSEPPE RENZO


Afferma che questo provvedimento avrebbe il vantaggio di eliminare l’abusivismo, ma rendendolo legale, un po’ come si è ridotto il numero dei tossicodipendenti alzando il limite della dose consentita. La lotta all’abusivismo non deve ricadere su CAO, Ordini e Sindacati ma è compito del Ministero e del Governo in generale tutelare i cittadini. Alla fine ha minacciato le proprie dimissioni e quelle di tutta la CAO nazionale nel caso il progetto dovesse passare in quanto sarebbe inutile il ruolo della CAO.


IL SEGRETARIO NAZIONALE AIO DOTT. SALVATORE RAMPULLA


Chiede che cosa succederà con la libera circolazione dei professionisti in Europa con immaginabili passaggi di confine e preoccupazione degli stati confinanti. Si è chiesto cosa succederà quando società di servizi gestite da odontoprotesisti vedranno prevalere la logica protesica legata alle estrazioni su quella conservativa. Inevitabile perdita del valore etico della prestazione medica-odontoiatrica .


Produce, inoltre, il piano di studio dell’odontotecnico in Germania, dove il laureando in tecnologie dentali, del Dipartimento di Ingegneria, studia materie come corrosione, metallurgia, ceramizzazione ecc.


IL PRESIDENTE NAZIONALE ANDI: DOTT. ROBERTO CALLIONI


Manifesta un sentimento di rassegnazione perché la situazione è quella che è e non presenta più possibilità di modifica. Attribuisce poca solidarietà ai medici che non ci avrebbero aiutato e polemizza con la CAO che non avrebbe contrastato la figura dell’igienista dentale e il prolungamento al 6° anno del CLOPD. Rispetto al profilo iniziale del 2001 rivendica importanti modifiche che Andi avrebbe fatto apportare, ma nella replica il dott. Leopardi afferma che il profilo preso in considerazione è quello originale del 2001. Propone forme di lotta meno evidenti e più sotterranee che possono dare risultati migliori rispetto a forme più eclatanti.


IL PRESIDENTE ORDINE MEDICI DI ROMA: DOTT. MARIO FALCONI


Replica affermando che chiederà al suo Ordine di aumentare la quota annuale per investire in presenza sui giornali, brochure, tv e manifestazioni.


IL PRESIDENTE DELLA ORGANIZZAZIONE REGIONALE EUROPEA (ERO) DELLA FDI: DOTT. PATRICK HESCOT


Non era presente a Roma ma riportiamo per completezza d’informazione la sintesi della lettera che Patrick Hescot ha inviato al Ministro della salute on. Turco, al Presidente del CSS prof. Cuccurullo e al Presidente della FNOMCeO dott. Bianco (leggi il documento integrale) per manifestare la contrarietà, sua e dell’Organismo Europeo che presiede, per l’istituzione di una laurea per odontotecnici in campo sanitario in Italia, motivandone le ragioni con la preoccupazione che “un’eventuale decisione in tal senso non solo nocerebbe alla già provata professione odontoiatrica (pletora) ma influenzerebbe negativamente l’intera categoria in Europa considerando la DE 2006/123 sulla libera circolazione di servizi e rischierebbe di compromettere seriamente la salute orale e generale del paziente europeo”.


IL SINDACATO NAZIONALE DEGLI ODONTOTECNICI


Ovviamente non era invitato all’Assemblea ma riportiamo la sua posizione per completezza di informazione. Da tempo si sta battendo con determinazione per il riconoscimento del profilo sanitario della categoria, presentandolo come una sorta di risarcimento per 50 anni di lacrime e sangue (?!). Purtroppo negli ultimi mesi il suo linguaggio, in una alluvione di documenti, lettere e articoli sui giornali, non è più solo polemico ma aggressivo e minaccioso, spesso anche irrispettoso e offensivo verso i dirigenti di FNOMCeO e AIO colpevoli di non assecondare il suo progetto. Il fatto che nel 2002 il CSS avesse dato parere positivo alla sua richiesta lo fa adirare per il solo fatto che la FNOMCeO si rivolga oggi ai docenti universitari manifestando serie perplessità per l’approvazione di un tale progetto. Lo SNO afferma che la sua richiesta di ottenere il profilo professionale sanitario è legata esclusivamente alla necessità di ottemperare alla Direttiva CEE 93/42 che, tra gli altri adempimenti li obbliga ad iscriversi all’apposito elenco dei fabbricanti sottoponendo la loro attività al controllo del Ministero della salute con la necessità di utilizzare indagini cliniche nella fabbricazione dei dispositivi di protesi. Dunque la clinica rientrerebbe nelle competenze dei futuri dottori odontotecnici. A noi è stato insegnato che l’esame clinico, per la delicatezza della valutazione dei “segni” che si traducono in diagnosi e in terapia, è di competenza esclusiva del medico. La competenza clinica acquisita dai dottori odontotecnici in tre anni di studio consentirà loro di effettuare indagini cliniche e magari anche diagnosi e terapia. Potenza delle liberalizzazioni! Ma perché gli stessi obblighi non si applicano anche ai fabbricanti di protesi ortopediche e cardiache? A questa obiezione finora non si è avuta risposta.


Ancora per completezza di informazione segnaliamo che il COI (Cenacolo odontostomatologico italiano) non è contrario “alla presenza dell’odontotecnico in studio durante le fasi di lavoro ..purchè nell’ambito delle competenze tecniche completamente separate dalle competenze cliniche”. Il COI ritiene inoltre che la scelta di appartenenza del corso di laurea all’area sanitaria piuttosto che a quella tecnica sia da affidare alla Commissione nominata presso il CSS. La posizione del COI, ripresa da un comunicato stampa dello stesso, rappresenta, ufficialmente, per quanto di nostra conoscenza, l’unica voce difforme dell’area medica e odontoiatrica. Rileviamo brevemente che si tratta di una posizione ingenua e pigra. Ingenua perché non tiene conto delle conseguenze irreparabili derivanti dalla coabitazione di queste due figure, pigra perché l’odontoiatra è responsabile per la legge della prestazione clinica e se per pigrizia o interesse delega ad altri parte dei suoi compiti il dentista resta unico titolare di questa responsabilità verso il paziente.


3. IL PROFILO PROFESSIONALE DELL'ODONTOTECNICO Relazione sull'assemblea di Roma del 16/06/07 - di Claudio Modena Presidente di Aio Veneto

In data 16/06/07 si è svolta a Roma l'assemblea dei presidenti di commissione dell'albo odontoiatri, alla presenza del funzionario del ministero della salute dott. Leonardi, dei rappresentanti delle maggiori sigle sindacali odontoiatriche e delle società scientifiche, sul tema della modifica della figura dell'odontotecnico.


Il regolamento concernente la individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell'odontotecnico è attualmente in discussione al consiglio superiore di sanità nella forma presentata nel 2001 dall'allora ministro della sanità.


Cosa prevede? In sintesi si vuole creare un nuovo profilo professionale in ambito sanitario, professionista e non più artigiano.


Abilitato dopo l'acquisizione di una laurea breve, questo professionista progetta e realizza i dispositivi odontoiatrici su prescrizione degli abilitati all'esercizio dell'odontoiatria e, “su richiesta e alla presenza degli stessi è autorizzato a collaborare per interventi di carattere tecnico incruenti, al solo scopo di acquisire, rilevare ed ottimizzare tutti gli elementi, relativi esclusivamente al dispositivo medico odontoiatrico su misura, che egli stesso realizza.”


L'iniziale spinta sembra essere stata la necessità di una qualificazione culturale più consona (?) dell'odontotecnico, non più artigiano ma professionista sanitario.


Di fronte ad una tale proposta il mondo medico-odontoiatrico ha iniziato una discussione con i vari organismi paventando il pericolo assai reale celato nel disegno: quello di dare una sorta di placet al fatto che l'odontotecnico possa agire sul paziente.


La posizione ufficiale della commissione centrale odontoiatri, dell'assemblea dei presidenti provinciali di commissione odontoiatri e dell'AIO è quella di consentire si una crescita dell'odontotecnico da artigiano a professionista, operante però nell'area biotecnologica e/o chimica, ma non in quella sanitaria dove resta l'abilitato all'esercizio dell'odontoiatria l'unico a poter trattare il paziente.


Curioso a nostro avviso l'intervento del presidente nazionale ANDI dott. Callioni che, pur dichiarandosi contrario al progetto di legge è parso elusivo sul piano delle proposte e delle possibili azioni di contrasto.


L'assemblea ha provveduto a segnalare i pericoli che l'inquadramento sanitario comporterebbe:


● creare ulteriore confusione nel cittadino utente che difficilmente distinguerebbe le varie figure professionali;


● mancata centralità della salute dei cittadini con il rischio concreto di accettazione dell'abusivismo stante la scarsa volontà di combatterlo con azioni e norme incisive;


● le difficoltà normative nell'attribuzione delle responsabilità relative al dispositivo odontoiatrico (odontotecnico oppure odontoiatra?).


Considerato tutto questo, riteniamo che la formazione in campo ingegneristico biotecnologico e chimico possa realmente contribuire al miglioramento dell'apporto irrinunciabile che l'opera dell'odontotecnico dà alla professione odontoiatrica.


A conclusione dei lavori, il dott. Giuseppe Renzo, presidente della commissione centrale odontoiatri, ha sottoposto all'assemblea il documento conclusivo dove si confida nei membri del Consiglio superiore di sanità affinché rigettino il Decreto loro prospettato.


4. CRONACA DI UNA MORTE (PROFESSIONALE) ANNUNCIATA Relazione sull'assemblea di Roma del 16/06/07 - di Elena Bertuzzo Consigliere di Aio Veneto


Lo scorso sabato 16 giugno ho partecipato come rappresentante di Aio Veneto all’assemblea organizzata a Roma per discutere del nuovo profilo sanitario dell’odontotecnico. Non intendo fare un asettico verbale dell’incontro, piuttosto esprimere le mie impressioni e la mia delusione nei confronti di una decisione già presa.


I Partecipanti:


Presenti i Presidenti provinciali delle CAO, il dr Callioni con pochi rappresentanti ANDI, il dr Rampulla con i rappresentanti di tutte sedi provinciali AIO (a voi la parola: chi sarà mai il più determinato?), il dr Carnevale per il CIC . Al tavolo della presidenza con il delegato del Ministero della sanità dr Leonardi, direttore generale delle risorse umane e professioni sanitarie c’erano il presidente di FNOMCeO dr. Bianchi, il presidente nazionale CAO dr. Renzo, il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri di Roma dr. Falconi e il presidente CAO dello stesso Ordine, dr. Cortesini.


Una breve storia:


L’iniziativa di creare nuove figure sanitarie (e altrettanta confusione nel paziente) ha radici lontane e risale al 1992 quando il Ministero dell’Università ha istituito nuove figure professionali tra cui quella dell’odontotecnico. A Novembre già era stato detto “urbi et orbi” che partiva il rush finale per la definizione di questo profilo, che “deve” essere in ambito sanitario, perché già figura nelle arti ausiliarie, perché l’odontotecnico ha gli ECM e perché anche altre figure, come i meccanici ortopedici, sono per legge già in ambito sanitario.


L’istituzione di una laurea in odontotecnica nasce dalla caparbia determinazione degli odontotecnici di meglio formarsi nella loro professione e meglio conoscere le moderne tecniche di lavorazione dei manufatti protesici, facendo il salto di qualità da artigiani a professionisti. Ottimo intento… ma perché non istituire una Laurea in Scienza dei Materiali Dentali presso la facoltà di Ingegneria, seguendo l’esempio della Germania e soprattutto le direttive dell’UE?! Ad un tecnico che opera in laboratorio occorre di più conoscere la metallurgia & C o la patologia medica?


Gli interventi:


Il portavoce del Ministro dr. Leonardi inizia il suo intervento con la democratica precisazione di non voler convincere nessuno dei presenti, tanto meno di essere a sua volta convinto dalle nostre argomentazioni. Il profilo in esame è lo stesso del 2001, non ha senso guardare all’Europa perché troppe sono le cose diverse, eventuali correzioni potranno essere fatte anche in seguito una volta che la legge è stata approvata e testata sul campo… (quando i buoi saranno già scappati dalla stalla)!


Le due professioni, odontotecnico e odontoprotesista, dovranno coesistere come figure complementari. L’odontoprotesista, evoluzione dell’odontotecnico laureato, non sarà un odontoiatra di serie B, un mini-dentista. Secondo il ministero, non potrà mettere le mani in bocca; tuttavia nell’art.2 comma III del progetto leggo “l’odontotecnico potrà collaborare alla verifica della congruità dei dispositivi su misura” e la interpreto come una prima legittimazione all’esercizio abusivo della professione. Dove non si può risolvere, in Italia si sana… inutili le precisazioni dei presenti che hanno preso la parola ponendo in luce le nostre perplessità. La sensazione è di un muro di gomma contro cui nessuna obiezione può aprire qualche spiraglio alla trattativa. Non per ultimo: come ci comporteremo con gli attuali Diplomati, faremo una sanatoria per 70mila odontotecnici che li equiparerà ai laureati facendo far loro un esamino tanto per salvare le apparenze ? Come faranno i Nas durante un’ispezione a capire se un odontotecnico seduto ad una poltrona è un abusivo che lima o un odontoprotesista che controlla la congruità dei propri manufatti?


Ma forse così non serviranno più neanche i NAS!


Il Presidente Nazionale CAO Renzo annuncia l’istituzione del 6’ anno per il CLOPD, quando solo 2 giorni prima il Ministero gli aveva assicurato che mai e poi mai avrebbero allungato la durata del corso di laurea in odontoiatria…a questo punto della vicenda ci troviamo con una laurea tradizionale allungata (dottore odontoiatra) e una breve istituita (dottore odontoprotesista). La laurea breve, non sarà aperta solo agli odontotecnici, bensì a tutti, siano liceali, ragionieri, geometri… che in soli 3 anni di studio avranno la manualità e la perizia per verificare il proprio manufatto sul paziente con maggior precisione di quello che posso fare io con 3 anni di studio e di esami. in più.


Il dr. Renzo, alla fine, replicando ad un intervento del rappresentante del Ministero ha minacciato le proprie dimissioni quelle di tutta la CAO nazionale ed eventualmente quelle dei presidenti provinciali nel caso il progetto dovesse passare in quanto sarebbe vanificato il ruolo della CAO.


Vorrei chiedere al ministro perché un cardiochirurgo o un ortopedico non inviti in sala operatoria i costruttori delle loro protesi a controllare come vengono installate le valvole cardiache o le protesi d’anca.


Ebbene: il comune cittadino-paziente-consumatore già oggi in seria difficoltà a distinguere i ruoli di odontoiatra e odontotecnico si troverà domani lucidamente davanti ad un marasma di “dottori”…


Il dr Rampulla (segretario nazionale AIO) nel suo intervento si è chiesto cosa succederà con la libera circolazione dei professionisti in Europa quando società di servizi gestite da odontoprotesisti vedranno prevalere la logica protesica (=estrattiva) su quella conservativa. Con la conseguente perdita del valore etico della prestazione medica-odontoiatrica .


Il dr. Callioni (presidente nazionale ANDI) mi è sembrato più preoccupato a legittimare la sua posizione parlando in terza persona come presidente della maggiore associazione di categoria che a perorare la causa dei suoi iscritti. I suoi concetti:


Valgono più le forme di lotta meno evidenti e sotterranee che le proteste eclatanti che coinvolgano i media…. D’altronde la situazione è quella che è e non possiamo farci nulla. Ma, d’altra parte, dov’erano la CAO e l’Ordine dei medici quando hanno approvato il 6°anno del CLOPD e la figura dell’igienista? Perché i medici non ci hanno aiutato? Noi lo avremmo fatto per loro…e in ogni caso il dovere di un sindacato è quello di tutelare il reddito del professionista…


Brillanti osservazioni le sue da porre al tavolo delle trattative col ministro! Ma a cosa pensava il presidente Callioni quando invitato alla trasmissione Elisir su Rai3 non ha saputo spiegare perché l’odontoiatria italiana costi più di quella ungherese facendo e facendo fare a tutti noi una umiliante figuraccia? L’intervento del presidente Andi non è stato accolto con molto favore ……..


Il presidente dell’Ordine di Roma Falconi ha replicato invitando a mettere in disparte le differenze e a svolgere una battaglia comune per la quale si è dichiarato disponibile anche ad aumentare la quota di iscrizione con lo scopo di comprare pagine sui giornali e locandine da appendere negli studi per rivalutare le nostre professioni di medico ed odontoiatra ormai da troppo tempo mortificate.


È stato il turno, quindi, delle società scientifiche. Gli studenti hanno chiesto al dr. Leonardi cosa sono le “manovre non cruente” che gli odontotecnici potranno eseguire in bocca, ma non hanno ottenuto risposta, non essendo il dr. Leonardi un tecnico, ma un amministrativo. Il rappresentante ASIO, come esponente di un ambito, l’ortodonzia, in cui l’abusivismo imperversa, ha fatto un intervento volto a evidenziare la già presente confusione tra “odontoiatra” e “odontotecnico”, che in Italiano hanno suono simile, ma almeno finora il tecnico NON è “dottore”. Quando lo diverrà, come farà il cittadino a distinguere? Con delle targhette? Con dei sottotitoli? È una presa in giro, non un aiuto al cittadino-paziente-consumatore.


Per una giovane odontoiatra che si è laureata da cinque anni questo scenario per molti versi è tutt’altro che rassicurante!


5. RIFERIMENTI LEGISLATIVI IMPORTANTI


L’art.5 della legge n.43/2006 subordina l’individuazione di nuove professioni sanitarie in considerazione dei fabbisogni connessi agli obbiettivi di salute previsti nel Piano Sanitario Nazionale o nei Piani Sanitari Regionali che non trovano rispondenza in professioni già riconosciute.


Il comma 5 dello stesso articolo prevede “che la definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse”.


Da rilevare inoltre che non risulta si sia attivata alcuna seria definizione del fabbisogno delle professioni che si intendono creare, così come previsto dal comma 1 art.5 della citata legge 43/2006.


Vedi Legge n.43/2006 : Disposizioni in materia di professioni sanitarie


Vedi Legge n.251/2000: Disciplina delle professioni sanitarie, infermieristiche, tecniche e della riabilitazione


Vedi Decreto del Ministero Sanità 29 marzo 2001: Definizione delle figure professionale (non compare l’odontotecnico)


Vedi Parere del Consiglio di Stato 11 aprile 2002


6. IL NUOVO PERCORSO FORMATIVO DELL’ODONTOTECNICO PREVISTO DALL’UNIONE EUROPEA


Un nuovo percorso formativo per l’odontotecnico riconosciuto dall’Unione Europea prevede un corso di studi triennale con il conseguimento di un diploma universitario in tecnologie dentali”.


Il primo corso universitario con questa finalità si è aperto presso la facoltà di Ingegneria in Tecnologie Dentali di Osnabruk, città tedesca della Westfalia.. Il corso di studi iniziato nel semestre estivo del 2001 rappresenta un’opportunità di approfondimento per gli odontotecnici e ha l’obbiettivo di creare nuove prospettive professionali per il settore. All’inizio dello scorso aprile hanno ricevuto il diploma in tecnologie dentali i primi 13 iscritti.


Che cosa prevede il corso di studi: nella durata di otto semestri il corso si dedica allo studio dei materiali, della loro applicazione, dei processi di lavoro e della ricerca nel settore dell’odontotecnica. Una formazione in odontotecnica è il presupposto per accedere a questo corso e fornisce le basi per l’apprendimento. Il piano di studi prevede anche l’apprendimento delle tecnologie odontotecniche adesive, della biocompatibilità e del CAD/CAM e non manca il tirocinio pratico, per esempio nell’industria.


Gli sbocchi professionali per un laureato prevedono possibilità di lavoro nell’industria e quindi ricerca e sviluppo di nuovi materiali o introduzione di nuove tecniche di lavoro per il settore dentale, attività valutativa e di controllo in organismi di certificazione della qualità e della tutela dell’ambiente, insegnamento per odontoiatri e odontotecnici oltre alla attività in proprio in uffici di ingegneria, direzione di aziende odontotecniche e consulenza sui materiali e metodi di lavoro.


Il diploma universitario in odontotecnica assume così la funzione di interfaccia tra l’industria e l’artigianato.