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images/dentista_su_paz1.jpg   Medici-dentisti a doppio Albo: Consentita l'iscrizione ai due elenchi
Autore: Il Sole 24 Ore     Data: 08/07/2003
 

ROMA - È «un atto dovuto» riconoscere il diritto all'esercizio della professione anche ai medici extra-Ue, purché il loro titolo sia stato già riconosciuto in un altro Stato membro. Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Giuseppe Del Barone, commenta così le norme del decreto legislativo varato giovedì dal Consiglio dei ministri (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri), che recepisce la direttiva comunitaria 2001/19/CE sulle professioni sanitarie. «Così come si consente la formazione di giovani stranieri nel nostro Paese - spiega Del Barone - è giusto anche permettere loro l'esercizio della professione». Per il presidente della FnomCeO esiste, semmai, un problema "umanitario": «In alcuni Paesi d'origine il loro contributo potrebbe essere fondamentale. Ma non si può costringere nessuno a scegliere questa strada». Nessuna minaccia, comunque, per l'occupazione dei medici in Italia. «Comincio persino a dubitare che ci sia una pletora medica», afferma Del Barone: «In questi giorni di vacanze, infatti, trovare un sostituto è più difficile che imparare a piangere in giapponese». Soddisfatto anche Mario Falconi, segretario nazionale della Fimmg, la maggiore associazione dei "generalisti". Sono infatti giudicate «positive» le novità per la medicina generale: corsi di specializzazione triennali invece che biennali, più ore "di pratica" e passaggio alle Regioni delle competenze in materia di formazione. «Siamo d'accordo - precisa Falconi - con una formazione più lunga. Stiamo lavorando da anni perché la medicina generale sia equiparabile a una vera e propria specializzazione. L'aumento quantitativo del corso, quindi, ci fa piacere e ci auguriamo per il futuro anche un miglioramento qualitativo dei contenuti». Ma per Falconi, il Dlgs lascia irrisolto il nodo delle risorse, perché «non prevede il finanziamento del triennio». «Non capiamo nemmeno - aggiunge il segretario della Fimmg - se il Governo ne attribuisce i costi alle Regioni, perché il testo sostiene che al terzo anno non deve esserci alcun onere a carico dello Stato. Ma la formazione non può essere a costo zero. Vorrei sapere chi paga». Com'era prevedibile, i più entusiasti sono gli odontoiatri, perché il Dlgs "sana" i titoli di quei medici che esercitano la professione di dentista senza la "specializzazione" ad hoc prevista dalla direttiva 78/686/Cee, recepita in Italia con anni di ritardo. E prevede la possibilità della doppia iscrizione all'Albo dei medici e a quello degli odontoiatri. Per Giuseppe Renzo, consigliere odontoiatra nel Comitato centrale della FnoMCeO, «il Dlgs rivede finalmente anomalie che esistevano solo in Italia. A partire dalla cosiddetta "annotazione" nell'Albo degli odontoiatri dei medici specialisti in odontoiatria ma iscritti all'Albo dei medici, che ora avranno l'obbligo di iscrizione all'Albo degli odontoiatri per poter esercitare la professione». I dentisti "annotati" sono quasi 10mila. «La possibile doppia iscrizione ai due Albi - aggiunge Renzo - tranquillizza tutti». Dello stesso avviso Paolo Amori, presidente dell'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi): «Il recepimento della direttiva mette la parola "fine" a un contenzioso che va avanti da anni». Se Amori è cauto sull'apertura ai medici extra-Ue («Occorrerà valutare con attenzione le istanze di riconoscimento dei titoli»), Renzo ricorda che resta irrisolta un'altra "posizione": quella dei medici immatricolati dopo l'84-85 che hanno frequentato i corsi di specializzazione in odontoiatria rimasti aperti nonostante, come deciso dall'Ue, avessero dovuto chiudere i battenti entro dicembre 1991. «Sono pochissimi professionisti - sottolinea il consigliere FnoMCeO - ma ora sono un segmento a rischio. Che va sanato a livello comunitario».

MANUELA PERRONE
Sabato 05 Luglio 2003

 


 
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