Il guerriero del mese

15/07/2014

FAUSTO FIORILE, TENACIA E CORAGGIO DELLE IDEE AL SERVIZIO DI UN’ODONTOIATRIA SOSTENIBILE


 


Nato nel 1962, papà abruzzese, carabiniere, e mamma di Guidizzolo nel Mantovano con genitori trapiantati in Trentino per gestire un albergo subito dopo la seconda guerra mondiale. Fausto Fiorile dalla fine delle scuole elementari cresce nel cuore del Trentino, a Storo, a metà strada tra lago d’Idro e Val di Ledro, un angolo di quiete, ma anche il centro più grosso delle Valli Giudicarie. E, dall’alto della passione per le materie scientifiche e l’amore per le cose costruite con le mani, immagina due strade per il suo futuro: ingegneria o medicina. Non sa ancora in quei giorni del 1981, quando sceglie Medicina, che si laureerà per fare il dentista, diventerà un presidente di Commissione d’Albo a Trento e uno dei vertici dell’Associazione Italiana Odontoiatri, un formatore, un dentista attento agli aspetti etici, un uomo di consensi.


Come inizia……?


«Lancio la monetina e opto per Medicina, numero chiuso a Modena, prendo in affitto il classico appartamentino da studente e ogni week end faccio oltre 7 ore di viaggio con corriera e treno per arrivare a casa. Viaggiando studio; ma dopo un anno e tutti gli esami fatti decido che Odontoiatria è la scelta che più mi si addice: disciplina chirurgica, più manualità, si premia il merito e la capacità di intraprendere. E va davvero bene. Al quinto anno alla vigilia della tesi vengo chiamato a svolgere il servizio militare da volontario nell’Arma dei Carabinieri; faccio il corso di addestramento e finisco in infermeria a Bolzano, non lontano da casa. Aiuto i medici, ma studiando di sera termino la tesi, mi laureo a novembre del 1987, e a giugno 1988, terminato il servizio nell’Arma sono pronto per cercare il classico lavoro ».


Come approda all'odontoiatria e all'AIO?


«All’università mi avvicino all’AISO, l’associazione degli studenti in odontoiatria che a mio avviso ha una continuità naturale nell’AIO. Questo è il motivo per cui tornato a Trento mi iscrivo all’AIO. Fare il dentista mi piace proprio! Gli anni di studio in università mi stanno aiutando e scopro che proporsi come professionista che mette tanta passione per quello che fa ha successo. Il lavoro cresce e con esso l’impegno e la responsabilità nei confronti delle tante persone che si rivolgono a me, giovane dottore, per farsi curare. Una bellissima emozione quella di riuscire a risolvere i problemi dei pazienti che ti ringraziano per questo. Per quattro anni lavoro a percentuale, aiutato da due bravissime assistenti, Loretta e Teresa, in uno studio di cui non sono titolare. Ma la voglia di fare ed intraprendere è tanta e nel 1992 decido di fare il grande passo rilevando locali, attrezzature e personale dello Studio nel quale avevo fatto le mie prime esperienze.


Sì… ma l’Aio?


«e’ una storia lunga una ventina d’anni.  Intanto viaggio molto per completare la mia formazione come tutti gli Odontoiatri con tanta voglia di imparare. Macino chilometri su e giù per l’Italia nel seguire Corsi, Congressi, Master; giro un po’ il mondo, in Francia, molte volte a Tucson negli Stati Uniti. Piano piano mi avvicino al mondo dell’insegnamento e grazie alla sensibilità di un grande amico Sandrò Segù, che mi chiede di collaborare come Tutor prima e Docente poi presso la sua scuola di formazione, inizio ad occuparmi di Formazione nell’ambito ortodontico. E’ proprio a Vigevano, insegnando l’Ortodonzia, che incontro Pierluigi Delogu, l’attuale Presidente AIO. Iniziamo a collaborare, a proporre lavori scientifici ai congressi mentre continuiamo ad occuparci di formazione. Non ho ancora in mente di diventare un membro attivo del sindacato: ascolto, annoto idee. Delogu mi presenta al presidente di allora, Giulio Del Mastro, un amico che mi coinvolge nelle convention, mi fa conoscere aspetti della professione che non avevo ancora approfondito. A Trento intanto c’è fermento. Siamo arrivati al 2007 e la Provincia ha appena emanato una nuova legge sull’assistenza odontoiatrica che non piace; AIO guida il cambiamento, si appronta una lista, che ottiene il consenso degli Iscritti. Da allora sono presidente Cao di Trento».


…e qualcuno in AIO nazionale si accorge che ha un passato e un presente in politica e che dalla politica ha imparato i segreti della comunicazione…


«Tra il 2000 e il 2010 sono stato consigliere comunale di Storo e tra il 2000 e il 2005 ho guidato da vicepresidente prima e presidente successivamente,  il consorzio dei 15 comuni della vallata. Amministrare una comunità è decisamente una cosa impegnativa soprattutto quando devi relazionarti con tanti amministratori e tante sensibilità diverse, ma è anche un’esperienza che aiuta molto a comprendere alcuni meccanismi legati alla necessità della condivisione e del consenso. Tante esperienze formative con gli amministratori sul lavoro in team, sulla Leadership. Ad un certo punto dell’esperienza mi sono trovato a gestire importanti progetti sovra comunali promossi grazie a finanziamenti dell’Unione Europea che hanno determinato investimenti da parte del territorio per quasi 200 miliardi delle vecchie lire. Un impegno importante e difficile per certi aspetti, che va svolto con un profondo senso di responsabilità nei confronti della propria comunità, e che si può portare a termine con successo, se ci sono relazioni vere tra le persone che lavorano con te. Nel 2005 mi dedico con tutte le forze alla mia comunità, mi candido sindaco ma non ottengo il necessario consenso; ora sono consigliere nella Comunità di valle organo rappresentativo di tutte le Giudicarie. Qualcuno potrebbe pensare che la politica locale è fatta solo di contrasti e bisticci; invece è un mondo di relazioni importanti che arricchiscono a patto di saper comunicare, e di continuare ad approfondire gli aspetti che riguardano la comunicazione. Tra il 2008 e il 2013, frequento la scuola dell’Open Source Management dove studiano con me altri professionisti ma soprattutto imprenditori provenienti dai più svariati settori dell’economia. Una scuola che mi ha arricchito e che ora, proprio in questo mese di luglio a Fiumicino, faccio conoscere ai miei colleghi AIO. Mi sono reso conto che se l’Associazione deve promuovere idee le deve rendere comprensibili e condivisibili, la capacità di farsi capire si affina e si sperimenta continuamente sul campo; qualche volta si perde e qualche volta di vince ma si continua a crescere. Oscar Wilde provocatoriamente dice che “il successo è passare da un insuccesso ad un altro senza perdere l’entusiasmo”. Ovviamente non bisogna aver paura delle novità. In questi anni in AIO ho lottato per un’immagine che fosse “fresca” e vera come noi, ho continuato ad insistere fino all’inverosimile per rinnovare il brand, con il Presidente ho sostenuto l’avvio di una macchina di comunicazione diversa, un addetto stampa, un portale “vivo” soprattutto…»


Qual è la sua vision dell'odontoiatria e come si sposa con AIO?


«Non vedo distinguo tra le mie idee e quelle attuali dell’Associazione, anzi: come professionista mi vedo uomo sempre intento a dare il massimo, impegnato per alzare sempre più l’asticella, per conoscere e fare di più, ma anche per comunicare agli altri le sue scoperte. Credo che i professionisti abbiamo un compito importante, che è quello di utilizzare lo strumento associativo per far crescere la professione e dare all’Italia, da Bolzano a Pachino, Odontoiatri sempre più preparati, di alto profilo. Se otteniamo questo, facciamo crescere una società, un paese. E’ un progresso importante che si potrebbe ottenere anche con scelte politiche ma quella non è la sola strada: c’è l’Ordine, c’è il Sindacato, c’è il dialogo tra professioni, ci sono vision dei dentisti che i medici stanno mutuando e vision di medici e dentisti che altre professioni stanno facendo loro, si pensi all’educazione continua».


Nell’ambito della sua evoluzione AIO l’anno scorso ha proposto una carta dei valori e lei l’ha presentata.


«La Carta è una sintesi ma anche un punto di partenza, va vista come una base da dove poi l’odontoiatra spicca il suo viaggio nel quotidiano del suo lavoro, dando corpo a principi che non vivono senza la pratica di ogni giorno. Ci siamo chiesti: cos’è che ci ha messi insieme? E ancor prima: per quali virtù ci stimiamo tra di noi? Perché siamo bravi? Veri? Perché abbiamo cominciato veramente da zero senza sapere se la gente avrebbe dato credito a dei laureati non medici e si sarebbe fatta curare da loro? Ecco, forse il valore che sta alla base della Carta è che noi non vogliamo farci contaminare dalla routine. »


Un consiglio, dottor Fiorile: come si fa a raccogliere il consenso dei colleghi?


«Nell’esperienza politica ho notato che spesso si usano dei “trucchetti” o mezzi per carpire il consenso, decisamente poco etici! La cronaca politica di oggi ci dice però che le bugie hanno le gambe corte.  Se usi trucchi o mezzi sleali prima o poi la gente si accorge che racconti balle e non ti segue più. Io cerco innanzitutto di ascoltare, di essere disponibile, di relazionarmi con tutti. Quando esprimo la mia idea non tengo la testa bassa ma guardo dritto negli occhi perché sono convinto che quando si dice la verità  lo sguardo non tradisce. Solo se si crede fermamente in quello che si fa si riesce ad essere convincenti, si riesce ad ottenere il consenso su progetti che in qualche caso possono sembrare addirittura fin troppo idealistici e difficili da realizzare.


Ieri sera ho presentato ai colleghi di Trento un Progetto di prevenzione odontoiatrica che è stato elaborato dall’Ordine e che vorremmo proporre su tutto il territorio provinciale. Un progetto nuovo nella filosofia, che coinvolgerà una moltitudine di attori, dove è stata chiesta collaborazione attiva da parte dei colleghi, e soprattutto una condivisione politica delle scelte non semplice facili da comprendere. Abbiamo argomentato, ci sono stati interventi  e si è sviluppato un bel dibattito; si sono fatte le 22, le 23. A mezzanotte probabilmente non tutto era ancora chiaro ma gli apprezzamenti per il lavoro che si stava facendo e l’incoraggiamento a proseguire molto forte! Tanti commenti che dicevano: “così va bene, dai che piano piano comprenderanno le nostre ragioni”.


Mi dica lei, qual è l’alternativa al coraggio delle idee?»