Sindacato

12/07/2016

AIO SCRIVE A GOVERNO E REGIONI: RIVEDERE NORME SU AUTORIZZAZIONI


 


Associazione Italiana Odontoiatri scrive alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della Salute e alle Regioni in merito ai requisiti autorizzativi degli studi elaborati dalla conferenza stato regione. Dopo anni di stallo il tavolo preposto ha partorito un atto sulla base di un documento inserito “frettolosamente” nell’ordine del giorno della riunione del 9.6.2016, senza consentire adeguata ponderazione. La nota, a firma del Presidente AIO Pierluigi Delogu, auspica che le novità introdotte siano riviste e si sofferma sui profili di illegittimità rivestiti da molte di esse. Prima fra tutti, la disparità di trattamento tra studi odontoiatrici e studi medici, questi ultimi non interessati dal documento approvato, pur derivando per  Medici ed Odontoiatri gli obblighi autorizzativi dal decreto legge 502/92 come rivisti dalla riforma Bindi. 


AIO chiede che siano ritenute strutture da autorizzare solo quelle che “erogano prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità che comportino un rischio per la sicurezza del paziente”, interventi non rientrati nella normale routine di uno studio odontoiatrico. E ancora, una puntualizzazione per le regioni: l’elevata complessità organizzativa non si dovrebbe desumere dal numero dei riuniti o dei professionisti che collaborano con lo studio come fa il decreto, né è  condivisibile l’obbligo di abbattere le barriere architettoniche in tutti gli studi privati, essendo una libera scelta del sanitario, in base a criteri di fattibilità. AIO chiede che i requisiti strutturali generali individuati dal documento non siano applicabili alle unità già in essere. E allega un parere pro veritate a firma dell’Avvocato cassazionista Maria Maddalena Giungato e la nota inviata da AIO agli assessori salute regionali ancora a febbraio per evitare problemi come la normativa che si è consolidata, la cui eccessiva gravosità rischia di dequalificare l’attiviità professionale anziché consolidarla.