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22/10/2013

AIO: DAL CASO DI TIRANA UNA LEZIONE PER ARRIVARE A UN NUMERO UNICO DI ODONTOIATRI SOVRACOMUNITARIO

Un corso nato da una cooperazione per far crescere la sanità albanese si trasforma in ultima spiaggia per studenti italiani non ammessi alle facoltà nostrane. Che poi magari cercano di rientrare l´ultimo anno con alterna fortuna: alcuni rettori li accettano e altri no. In ogni caso, l´Università privata Nostra Signora del Buon Consiglio a Tirana ormai laurea medici e dentisti italiani. Anzi, solo dentisti italiani: i 55 ammessi al corso di Odontoiatria 2013-14 sono tutti del Belpaese. Di più: benché la valenza europea del diploma albanese non sia unanimemente riconosciuta, NSBC è una realtà concorrenziale con i nostri atenei perché la sua laurea è spendibile nei paesi Ue, in quanto parificata, impostata sul corso dell´Università di Tor Vergata. Dal punto di vista dell´Associazione Italiana Odontoiatri ci si chiede: come può un corso di studi odontoiatrici extracomunitario diventare un corso italiano "parallelo"? La risposta sorprendente è che il corso risulta esser sempre stato aperto a non albanesi e nessuno se n´è accorto.

Fatti e cifre

Uscita dalla dittatura negli anni Novanta, l´Albania nel 2003 ha aderito alla Dichiarazione di Bologna volta a costituire un sistema di titoli riconosciuti in tutta Europa. A maggio 2004 i Figli dell´Immacolata Concezione e la Fondazione Nostra Signora del Buon Consiglio - che già offriva altri insegnamenti a Tirana -chiesero all´Università di Tor Vergata di collaborare per attivare corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria. L´ateneo romano firmò con NSBC una convenzione della durata di 6 anni  e scelse di riprodurre i suoi corsi di laurea, autorizzando propri docenti a insegnare in Albania con trattamento di missione anticipato  ancor prima che il Ministero degli Esteri - pur al corrente dell´operazione come il Ministero dell´Università - finanziasse gli oneri "conseguenti a impegni internazionali di cooperazione e sviluppo".

"La Facoltà di Medicina e Chirurgia dell´Università di Roma "Tor Vergata" -si legge nelle disposizioni sul finanziamento 2006-07 - fornisce un supporto scientifico, tecnico, metodologico, gestionale e didattico al programma con missioni in loco del personale docente italiano". Nello stesso documento si legge anche che "l´obiettivo del corso è formare medici e odontoiatri professionisti locali con titolo professionale riconosciuto nell´Unione Europea", e in più parti si parla d´intervento diretto ai "giovani albanesi". Mediamente, si mira a laureare 50 studenti locali in odontoiatria (5° anno) e 50 a medicina (6° anno). A quali costi? Nella richiesta di un finanziamento esaennale che Tor Vergata invia alla Farnesina a inizio 2005 - il primo anno in assoluto di Medicina e il primo di Odontoiatria sono partiti il 10 gennaio - si parla di 703.000 euro per l´anno accademico 2004-05. Tale importo, arricchito dal contributo diretto di Tor Vergata (30% del totale) si moltiplicherà gli anni successivi per il numero degli anni di corso attivati (due a Medicina e due a Odontoiatria nel 2005-06, costo totale 2 milioni, tre e tre nel 2006-07, costo totale 3 milioni circa, etc).  Se si dividono i 3,18 milioni del costo del 1° e 2° anno uniti per i 258 studenti frequentanti i due corsi di Medicina e Odontoiatria al dicembre 2006 si ricava una spesa da 12.000 euro per allievo. Dal verbale del 4 aprile 2005 della commissione tecnica esecutiva -Cte  si evince poi che i 36 docenti del 2005 sono costati di indennità una media di 18 mila euro lordi cui vanno aggiunti 2800 euro annui di diaria e rimborso viaggi; nel 2006 il corpo insegnante è poi salito a 50 docenti in maggioranza albanesi.

La contraddizione

Non si evidenziano sprechi, dunque, mentre risulta (dal verbale Cte di giugno 2005) un abbassamento a 35 del numero di studenti laureabili ogni anno al corso di odontoiatria, seguendo le richieste del Collegio dei docenti, nonché  l´istituzione di una prova di italiano, e l´inasprimento del quiz di ammissione al corso. L´elemento più importante di quel verbale 2005 però è che: "L´ammissione al corso è riservata a cittadini non appartenenti alla Comunità Europea". Frase riportata ancora a maggio 2006 da un decreto del Rettore di Tor Vergata che dispone l´equiparazione ai titoli Ue dei diplomi rilasciati a Tirana a fisioterapisti, infermieri, medici e dentisti.

Ma qui viene il bello: la definizione delle norme di ammissione degli studenti universitari infatti non spetta a Tor Vergata né a commissioni paritetiche italo-albanesi ma per statuto alla sola università NSBC. E all´articolo 21 lo statuto ammette ai corsi NSBC " tutti i cittadini albanesi e stranieri che hanno conseguito il diploma della scuola media superiore o equivalente idoneo per l´accesso all´università" e "studenti trasferiti da altre università o da altre scuole universitarie nazionali o straniere".

Attenzione: lo statuto dell´ateneo albanese non è una modifica intervenuta in corso d´opera rispetto agli accordi con Tor Vergata, ma è un atto dell´ottobre 2004 approvato dal ministero dell´Istruzione Albanese con decreto del Consiglio dei Ministri numero 567 del 27 agosto 2004. decreto del Rettore di Tor Vergata che dispone

Modifica in corso d´opera è invece il numero degli allievi che risultano ammessi a Odontoiatria quest´anno accademico: venti in più di quanti avrebbero dovuto essere. E tutti italiani.

Un´exit strategy per il numero chiuso

Commenta Pierluigi Delogu, presidente dell´Associazione Italiana Odontoiatri: «Mentre Ministero degli Esteri e Ministero dell´Università finanziavano un progetto di cooperazione per adeguare gli insegnamenti agli albanesi, e Tor Vergata confermava la natura di cooperazione del progetto, l´Università NSBC si proponeva come via parallela d´accesso a Medicina o ad odontoiatria per studenti italiani che volessero ottenere un diploma parificato a quello italiano. E´ possibile che le istituzioni italiane non fossero al corrente dello statuto della Nostra Signora del Buon Consiglio quando finanziavano le missioni di docenti da Roma?»

«La vicenda - continua Delogu - offre lo spunto anche per riflettere sull´opportunità di mantenere il numero programmato all´ingresso ai corsi di laurea di Medicina e odontoiatria, visti anche gli esempi di scorciatoie formative rappresentati dagli atenei privati di altri paesi dove non c´è la selezione all´ingresso. Questa selezione alla fine si traduce non in un limite invalicabile alla pletora ma nello stimolo a costruire un sistema in cui l´Italia esporta competenze e risorse economiche (nonché capitali?) all´estero, impianta sedi decentrate - anche fuori dell´Unione Europea come in questo caso -e ne parifica gli insegnamenti, vanificando ogni tentativo di programmazione di futuri odontoiatri a livello nazionale».

«A questo punto - conclude Delogu - a nostro avviso non servono gli stop dei rettori a singoli studenti e rischiano di essere solo momenti unificanti ed auto rassicuranti i ricorsi della professione ai Tar; il numero programmato va necessariamente condiviso e discusso in tutta l'area europea, non solo comunitaria ma anche extra comunitaria, a livello di uno Spazio Europeo dell´Istruzione superiore che comprenda i paesi firmatari del Bologna Process; l´alternativa sta  in sistemi che prevedano una selezione in itinere degli iscritti».

Mauro Miserendino