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27/04/2016

AIO ALLE REGIONI: NIENTE AUTORIZZAZIONI PER GLI STUDI, LO DICONO TAR E CORTE EUROPEA


Alla vigilia della conferenza delle regioni dove si decidono le nuove regole per autorizzare gli studi dentistici, Associazione Italiana Odontoiatri ha inviato una lettera agli assessori sanitari regionali con quindici suggerimenti per modificare il testo allo studio. AIO apprezza l’idea di arrivare a una normativa omogenea nazionale. Ma ribadisce che si deve parlare di strutture mediche e odontoiatriche (e non solamente odontoiatriche) e si devono evitare norme vessatorie e burocratizzanti, come l’assoggettare ad autorizzazione amministrativa studi che effettuino prestazioni non pericolose per la salute e la sicurezza del paziente. Rispetto alla legge Bindi del 99, che subordinava alle autorizzazioni le sole strutture che effettuano prestazioni ad alta complessità, nulla è cambiato. Il numero di riuniti presenti non basta inoltre a definire complessa una struttura dentistica: “poli-studio” è diverso da “ambulatorio”. Ancora: un’amministrazione non deve chiedere due volte la stessa documentazione al dentista, cosa accaduta ad esempio nel Lazio nel 2012.


La documentazione AIO non si limita ai suggerimenti: un parere pro-veritate allegato dall’avvocato Maria Maddalena Giungato, ribadisce come sia la direttiva qualifiche 36/2005, sia sentenze come la 169 della Corte di Giustizia europea del 2009, vietino eccessive restrizioni alla libertà di stabilimento negli stati membri della Comunità, anche in materia autorizzazione preventiva ad aprire uno studio odontoiatrico . Il decreto legge concorrenza del 2012 ammette tali restrizioni solo per evitare danni a salute, ambiente e paesaggio, ma in Italia il regime autorizzativo cambia da una regione all’altra e questa “anarchia” è stata sanzionata a più riprese da vari giudici. In particolare, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio nella sentenza 7784/2014 ha confermato come la legge Bindi 229/99 imponga l’autorizzazione regionale alle sole strutture dove si effettuano interventi comportanti rischi per salute e sicurezza del paziente. In particolare, vanno autorizzati studi “attrezzati a erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale o procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità che comportino un rischio per la salute del paziente: nello specifico non sembra attività pericolosa quella relativa all’endodonzia e all’implantologia rientranti tra le prestazioni correntemente effettuate dal dentista mentre diverso discorso va fatto per la chirurgia che può essere svolta a diversi livelli ed essere o meno pericolosa a seconda degli interventi”.